50SFUMATURE DI CREATIVITA' con la scrittrice GIULIA CONTE

16.07.2026

Giulia Conte (Castellammare di Stabia 1973) laureata in Lettere moderne e successivamente all'Università popolare dello spettacolo. Sceglie la carriera teatrale, perché le cose semplici non le sono mai piaciute, così inizia il suo percorso attoriale e didattico.
Dopo un pit stop di 10 anni, torna al teatro con la scrittura, con Signorì appunto, che gira l'Italia vincendo alcuni premi come migliore attrice e miglior monologo teatrale. Fa la mamma e l'imprenditrice e nel tempo libero cucina la parmigiana di melenzane e le polpette per amici e colleghi.


  • Giulia, come nasce il progetto Vagina Stories?

L'idea del libro nasce da "Alcuni monologhi sulla Vagina" che è andato in scena nel mese di marzo a Castellammare di Stabia presso un teatro off, lo Stabile Santa Filomena gestito dagli amici Luca Nasuto e Mimmo Laudando. Quando si recita in piccoli spazi, gli attori percepiscono tutto quello che accade in platea e, durante lo spettacolo, ho percepito nelle signore in sala un notevole consenso ai monologhi, che raccontano la donna in maniera ironica con la volontà di sovvertire gli stereotipi che, ahimè!, ci tengono ancora incatenate; così, dopo la seconda replica, ho invitato il pubblico femminile in sala a partecipare con il proprio monologo al progetto del libro.

  • Prefazione importante. Come nasce questa collaborazione?

Viola Ardone ha una penna notevole che apprezzo da sempre. Mi piace la sua sensibilità e la sua capacità di scrivere per immagini. Insieme a Giusy Somma, l'abbiamo raggiunta a Napoli in occasione della presentazione del film "Il treno dei bambini". Dopo averle illustrato il nostro progetto, disse che avrebbe scritto la prefazione per il libro. E così è stato! Non posso che ringraziarla, così come ringrazio Giusy Somma che mi incoraggiò a questo incontro

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  • Quali aspettative hai per questo libro?

Vorrei che diventasse un libro per tutti; un libro in cui tutti si possano riconoscere; un libro che possa far ridere e commuovere e a volte indignare perché il vero problema dei nostri tempi è che non ci si indigna più; si danno per scontate o per buone situazioni e cose che non lo sono affatto. Le donne sono molto, ma molto di più, di ciò che spesso viene loro riconosciuto.

  • Qual é il messaggio che intendi lanciare con questa antologia?

Le donne, come già detto, sono migliori di quello che una certa società, almeno una certa parte di società, vuol farci credere. Basta guardare i social per accorgersi che alle donne sono relegati ancora dei ruoli che sono lontani dalla realtà. Io vorrei semplicemente liberare le donne dal giudizio e dal pregiudizio. Vorrei che le donne fossero libere, prima da se stesse e poi da quelli che sono gli stereotipi che da millenni ci appioppano.

  • Pensi ad una rappresentazione teatrale anche di questa antologia?

È una cosa alla quale ho pensato. Potremmo certamente rappresentare alcuni dei monologhi scritti. Mi piacerebbe che fosse un'esperienza collettiva.

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